“Sabato della XXXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)”

Scritto da davide moreno

23 Novembre 2019

+ Dal Vangelo secondo Luca (Lc 20,27-40)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.

Riflessione:

Miei cari fratelli e sorelle, possiamo esserne certi, il nostro è un Dio dei vivi e non dei morti. Siamo invece noi, che a motivo dei nostri pregiudizi molte volte viviamo in una condizione mortifera. Oggi carissimi, Gesù ci spiega bene ed in maniera irreprensibile, quale deve essere il nostro modo di pensare e di vivere. Infatti è grazie alla nostra adesione, al nostro si di accoglienza, che siamo resi figli della risurrezione, e lo siamo già in questa vita, già adesso. Vedete, il nostro servizio per gli altri ed il nostro donarsi senza riserve, ci rende capaci di abbandonare la logica del “prendere”, di quel pigliare tutto fino al punto di desiderare perfino di prendere la “vita altrui”. Quindi miei cari, se realmente siamo incessanti cercatori di Dio, la nostra deve essere una vita da risorti è da tali dobbiamo vincere quella solitudine che a volte ci rapisce e ci rattrista il cuore. Adesso che siamo “vivi” è in amicizia con Gesù, da Lui siamo anche resi capaci di amare e di condividere il dono della verità del Vangelo, a farlo con un atteggiamento trasparente ed un’autentica accoglienza, ma anche dal desiderio di vivere una vita attenta ai bisogni altrui, una vita che spesa in questo modo ci renderà immortali, ci renderà segno visibile di un Dio vivo che abita i nostri cuori. 

 

Buona giornata nel Signore!

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